Padrone del ritmo, visionario autore di testi ironici e introspettivi, Raphael Gualazzi ripercorre un repertorio che spazia da brani scritti per colonne sonore a divertissements su arie d’opera, da omaggi alla tradizione afroamericana a incursioni rapsodiche su memorabili temi della musica italiana e internazionale.
Una carriera a cavallo tra jazz e pop: Raphael Gualazzi (nato a Urbino nel 1981) ha studiato pianoforte classico al Conservatorio Rossini di Pesaro, appassionandosi nel frattempo anche alla fusion, il blues, il jazz. Il suo esordio discografico risale al 2005 (Love Outside the Window): in quel periodo si esibisce abitualmente in festival jazz e blues. Trasforma quindi il suo nome di battesimo, Raffaele, in Raphael e nel 2008 pubblica Piano Jazz, che non lascia dubbi sui suoi interessi musicali.
Le cose prendono una nuova piega dal 2009, quando Caterina Caselli lo mette sotto contratto con la Sugar: Don’t Stop, cover del brano dei Fleetwood Mac, ottiene un enorme successo. Poi il balzo a seguito della partecipazione al Festival di Sanremo del 2011, dove vince nella categoria “Giovani” e viene selezionato come rappresentante italiano per l’Eurovision Song Contest (qui arriva secondo, ma ottiene il premio della giuria tecnica). A questo punto Gualazzi è un beniamino anche del mondo del pop. Seguono altri successi, altre partecipazioni al Festival di Sanremo e notevoli apparizioni televisive (Fabio Fazio lo vuole per curare la parte musicale dell’undicesima edizione di Che tempo che fa), ma non viene meno in lui l’originario amore per la musica jazz.
Gualazzi ha collaborato sul palco e in studio con artisti come Melody Gardot, Gregory Porter, Suzanne Vega, Dee Dee Bridgewater, China Moses, Metropole Orkest, WDR Big Band, Andrea Bocelli, Stefano Bollani, Mario Biondi, Simona Molinari, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso…