Un concerto sospeso fra tradizione africana e jazzistica, tra un passato ancestrale e un futuro avanguardistico. Un trio tutto percussivo, che riesce a lavorare in maniera sorprendente e imprevedibile anche sugli aspetti melodici. E sul fronte ritmico l’interplay è incessante e travolgente.
Hamid Drake, nato in Louisiana nel 1955, cresciuto poi a Chicago, pur partendo dal rock e l’R&B, entra nel giro dell’avant jazz degli anni Settanta: Fred Anderson, George Lewis e altri membri dell’AACM. Formative e significative le sue successive esperienze con Don Cherry, Peter Brötzmann, William Parker, Herbie Hancock, Pharoah Sanders, Wayne Shorter, Archie Shepp. Negli anni più recenti si è dedicato soprattutto ai suoi progetti, come l’Indigo Trio e alcuni duetti particolarmente estrosi, come quelli con Antonello Salis e Napoleon Maddox. Siamo davanti a un batterista di livello assoluto della scena afroamericana, come ci hanno ricordato i suoi recenti concerti assieme a David Murray.
Pasquale Mirra è tra i vibrafonisti più attivi nel panorama del jazz italiano. Ha studiato strumenti a percussione presso il Conservatorio di Salerno per poi trasferirsi a Bologna, dove si è legato a Bassesfere, collettivo di musicisti impegnati a sviluppare e divulgare la musica improvvisata. La sua attività ha raggiunto ormai dimensioni internazionali, sia per i numerosi inviti che riceve per esibirsi all’estero sia per le collaborazioni con Hamid Drake, Fred Frith, Nicole Mitchell, Rob Mazurek, Butch Morris, Zeena Parkins, Napoleon Maddox, Michael Blake… Di particolare rilievo sono le sue collaborazioni con Gianluca Petrella e i C’mon Tigre.
Nato in Costa d’Avorio ma originario del Mali, Aly Keita è uno dei più noti specialisti del balafon. La sua libertà di approccio allo strumento arriva a mettere in discussione qualsiasi preconcetto sulla musica africana. Del resto ha preso uno strumento millenario legato alla musica dei griot e lo ha trasportato in un contesto musicale moderno. L’afro-pop di Keita manifesta comunque chiaramente le sue radici tradizionali, pur concedendosi il gusto dei ritmi funk e dei complessi arrangiamenti jazz, cosa che lo rende unico nel panorama dei balafonisti. Con un simile istinto musicale, non meraviglia che abbia collaborato con leggende della musica jazz-world come Trilok Gurtu e Joe Zawinul.